ImagesFromTheFuture
Brasile, 2007
Queste immagini vengono dalla favela Rocinha di Rio de Janeiro, e raccontano la storia dei bambini che ci vivono. Sono stati gli stessi bambini della favela a scattare le foto di 10 X 15 cm, con delle macchine usa e getta, che hanno usato per raccontare la loro vita, i volti che vedono ogni giorno, gli spazi in cui vivono, i loro genitori, insegnanti, vicini di casa, fratelli e sorelle. Le due grosse immagini di 70 X 100 cm, e la serie di fotografie di 30 X 40 cm sono immagini digitali scattate da me durante i 3 mesi in cui ho insegnato fotografia ai bambini della favela. Ho modificato i colori delle immagini, utilizzando Photoshop come un mezzo per esprimere il mio punto di vista sulla favela, maturato al termine di una ricerca di sociologia visuale. Rio de Janeiro sembra presagire un inquietante destino globale delle megalopoli del pianeta: sconfinate città dove vaste aree (fisiche e immaginarie) sono completamente fuori controllo, e in cui si sviluppano conflitti che stanno cambiando i connotati del nostro mondo. Queste immagini potrebbero raccontare i sobborghi delle megalopoli indiane come i campi profughi palestinesi, le favelas brasiliane come le periferie delle nostre città, in un possibile, inquietante e sempre più prossimo futuro.
Queste foto sono state scattate tra il febbraio e il maggio 2007, a Rio de Janeiro.
These images come from favela Rocinha in Rio de Janeiro, and tell the story of the kids that live there. Kids themselves took the 10x 15 cm pictures using discardable cameras. They used them to tell the story of their lives, of the faces they see everyday, of the spaces they inhabit, of their parents, their neighbors, their brothers and sisters. The large 70 X 100 cm pictures, and the series of 30 X 40 cm shots, are digital photographs that I took during the 3 months I taught photography to kids in the favela. I altered the colors of the images using Photoshop as a tool to express my point of view on the favela, a point of view that I reached at the end of a visual sociological research. Rio de Janeiro is ominous of a disturbing fate shared by megalopolis all over the world: huge cities where large physical and imaginary areas are completely out of control and are stages for conflicts that on turn will change the very features of our world. These images could just as likely portray suburbs of Indian megalopolis as well as Palestinian refugee camps, Brasilian favelas as well as the outskirts of our western cities; all sharing a common, disturbing and more and more likely future.
70 X 100
30 X 40 – RedFavela
10 X 15
LASCIATE OGNI SPERANZA VOI CH’ENTRATE
Quelle che seguono sono parole magiche, che hanno il potere di sprigionare le paranoie che galleggiano nell’immaginario collettivo che vela le megalopoli brasiliane. Sono tratte da una presunta intervista a un noto criminale brasiliano, detto Marcola, e parlano delle favelas di Rio. Nessuno sa se queste siano davvero le parole del bandito, o se sono state scritte da qualcun altro: sta di fatto che queste frasi colpiscono dritto nel segno, al cuore della fobia di un apocalisse urbano. «Io sono un segnale dei nuovi tempi, io ero povero e invisibile, voi non mi avete preso in considerazione per decenni […] i governi hanno mai speso una parola per noi? No, mai […] siamo uno scoppio tardivo della vostra coscienza sociale […] ma ora non potete fare più nulla, non esiste più una soluzione, solo l’idea di pensare a una soluzione è un errore: avete visto la dimensione delle 560 favelas di Rio? Siete mai andati in elicottero sulle periferie di S. Paolo? E la soluzione quale sarebbe? […] Voi siete quelli che hanno paura di morire, io no. D’altronde, voi non potete entrare qui nella prigione e uccidermi… ma io posso mandare qualcuno a uccidervi, lì fuori […] la morte per voi è un dramma cristiano in un letto, dovuta a un attacco di cuore… la morte per noi è un fatto quotidiano, un cadavere abbandonato in un canale di scarico […] Noi non temiamo la morte, mentre voi morite di paura […] Noi siamo aiutati dalla popolazione delle favelas, per paura o per amore. Voi siete odiati […] Noi non ci dimentichiamo mai di voi, voi siete i nostri clienti. Voi vi dimenticate di noi, se non quando avete paura della nostra violenza […] C’è una nuova cosa, che cresce lì fuori, che si istruisce con la lama del coltello, che si educa nell’assoluto analfabetismo, che si diploma nelle prigioni, come un mostro Alien nascosto negli anfratti della città. Siamo una specie di post-miseria: una post-miseria che genera una cultura assassina aiutata da tecnologia, satelliti, cellulari, internet, armi moderne. È merda con chips, con megabytes. I miei uomini sono mutanti, sono come funghi di un grande, sporco errore […] Siamo nel centro dell’insolubile. Non c’è soluzione, solo merda».
The following are magical words capable of letting free that paranoia that floats into the collective imaginary of Brazilian megalopolis. They come from an alleged interview with the infamous criminal Marcos Camacho, nicknamed Marcola, and they tell about the favelas of Rio. Nobody knows if these are Marcola’s words or if they were written by somebody else, however they hit the right spot, right at the center of an urban apocalyptic phobia. «I am a signal of new times, I was poor and invisible and you haven’t taken me into consideration for decades […] have the governments ever spent just a word on us? No, they never did […] we are a late outburst of your social conscience […] but there’s nothing you can do now, there’s no solution anymore, the idea alone of a solution is a mistake. Have you seen the size of the 560 favelas di Rio? Have you ever flown over the suburbs of S. Paolo? What could this solution ever be? […] You are the ones that are afraid of death, I am not. In fact, you can’t walk into my cell and kill me…but I can send out somebody to kill you […] death for you is a Christian drama in a death bed, a heart attack maybe…death for us is a daily event, a body dumped in the sewage canals […] We are not afraid of death, while you are afraid to death […] The population of the favelas help us, out of love, or out of fear. You are despised[…] We will never forget about you, you are our clients. You forget about us, unless when you are afraid of our violence […] You turn us into crime superstar: we turn you into clowns […] You intellectuals, didn’t you talk about class war, and about “being outcasts being heroes”? And here we are, here we are, it’s us! […] No more un happy – exploited blue collar workers . There is something new, growing out there, learning on the blade of a knife, learning in total illiteracy, graduating in our jails, like an Alien monster hidden in the city. We are a breed of post-misery, a post-misery that generates a culture of assassins helped by technology: satellites, cell phones, internet, modern weapons. It’s shit with chips and megabytes. My men are mutants, mushroomed out of a big, dirty mistake […] We are right at the center of the insolvable. There’s no solution, just shit».
Dicembre 25, 2007 a 9:18 pm
[...] resto del lavoro (reportage fotografico e libretto), invece sono qui: http://piercingthereality.wordpress.com/2007/11/02/imagesfromthefuture/ [...]
Maggio 26, 2008 a 4:11 pm
abitavo in brasile tanto tempo fa sn nata li ma dopo tanto tempo della