Gerusalemme _ Pasqua Ortodossa _ Musulmani

Due anni fa.

Foto mie e di Francesca.

suq-arabo.jpg
Il mercato arabo di Gerusalemme è un dedalo di cunicoli afosi, stipato di persone, profumi, parole e mercanzie, in cui ognuno si guadagna da vivere come può: c’è chi aspetta i turisti per spennarli, c’è chi vende quello che gli capita, c’è chi aspetta fumando un narghilé che arrivi il cliente giusto per contrattare il prezzo migliore. C’è chi, come questo bambino nella foto, vende focacce con il suo carretto. Il suq freme di vita, brulicante e confusionaria.

bambini-quartiere-arabo.jpg
Giocano in strada, ti tirano per la maglia, ti prendono in giro. Corrono, tra i vicoli stretti del quartiere arabo, e ti inseguono. Appaiono e scompaiono tra i vicoli in cui sono nati e cresciuti: sono i bimbi del quartiere arabo di Gerusalemme, nella parte antica della città.

spianata-delle-moschee-bimbi-che-giocano.jpg spianata-delle-moschee-pregando.jpg spianata-delle-moschee.jpg
Riuscire ad entrarci è difficile, ci sono code lunghissime e controlli estenuanti dei militari israeliani, che spesso chiudono l’area all’accesso. Dentro ci sono solo arabi: uomini, donne, e soprattutto bambini. È un luogo di preghiera, molto sentito dai palestinesi (è proprio dal massacro di Al Aqsa che prende il nome il gruppo armato di Fatah), ma i musulmani lo vivono in modo molto creativo: ci sono bimbi che giocano a pallone, uomini e donne che passeggiano, leggono e chiacchierano.

donne-musulmane.jpg
In realtà, nella zona di Gerusalemme e dintorni è abbastanza raro vederle così coperte. La maggior parte di loro porta l’hijab, il fazzoletto che copre solo nuca, capelli e orecchie, lasciando il viso scoperto. Alcune invece non portano nulla sul capo: un modo per ribellarsi a quella loro cultura in tanti modi opprimente verso le donne. D’altronde l’islam non impone (in questa zona) il burqa o il velo, ma sono le famiglie (o il contesto sociale e culturale nel quale sono inserite) a farlo.

Lascia un commento